SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Movida e giovinezza. La vocazione turistica e le esigenze di divertimento dei nostri giovani nella sintesi di Daniele Primavera, noto in città per il suo impegno politico in Rifondazione Comunista, che affronta il tema da un altro punto di vista.

 

 

«È fondamentale che il centro della città non si spogli, evitando di lasciare l’iniziativa di tenerlo vivo solo ai commercianti. La movida in centro? Il problema è relativamente complesso, ma una zona centrale che beneficia del commercio di un centro turistico deve avere una soglia di tolleranza più alta di una zona periferica che non sfrutta certe agevolazioni commerciali e di servizi. Chi vive in queste aree centrali sa che deve condividere lo spazio con attività che devono lavorare, e hanno tutto il diritto di farlo.

 

 

I problemi secondo me subentrano con i comportamenti, e sono determinati dall’assenza di pianificazione urbanistica in tal senso. Ad esempio, in centro non ci sono presidi, spazi pubblici presidiati non a livello militare ma pubblico, in cui organizzare eventi che caratterizzino l’offerta di intrattenimento, turistica e ordinaria, della città. Poi è un dato di fatto, funzionano le attrazioni centrali, ma da noi manca un presidio pubblico di attenzione, mancano sale pubbliche per iniziative collettive, a parte il Concordia molto impegnativo economicamente.

 

 

Occorre ripensare l’urbanistica del centro come vocazione di attrazione e smettere di delegare tutto al commercio, per evitare di incorrere in ordinari problemi di gestione delle iniziative.

 

 

A differenza di Vincenzo Amato, infatti, che pensa che la Notte dei saldi sia prerogativa dei commercianti, io ho un’idea diversa: in tutta Europa le notti bianche sono iniziative collettive orientate a esibizioni artistiche, fruizione di musica, che vanno a integrare le proposte e gli sconti dei commercianti per fare qualcosa di interessante.

 

 

Le persone non si ubriacano se si crea un ambiente sano, se si propongono alternative di qualità alla sbronza. Ma se viene delegato tutto al commercio che si muove in una logica commerciale, non si riesce ad avere una gestione lungimirante.

 

 

Gli spazi pubblici ci devono essere e devono essere gestiti dal pubblico e caratterizzare l’intrattenimento: se si fanno scelte in questo senso non si vedranno più in giro giovani strafatti, ubriachi e molesti. Si dà un altro stile, un’altra impronta alla città».

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