MARCHE – Nelle Marche ci sono circa 374.000 ultrasessantacinquenni, e di questi solo 10.800 persone ricevono servizi di assistenza domiciliare, pari al 2,9% della popolazione over-65. Sono i dati del Ministero della Salute, riferiti al 2017, resi noti oggi da Italia Longeva, network scientifico dello stesso Ministero, dedicato all’invecchiamento attivo e in buona salute.

 

Questi numeri sono contenuti in una più ampia survey, realizzata da Italia Longeva, presentata oggi al Ministero della Salute in occasione della terza edizione degli Stati Generali dell’assistenza a lungo termine (Long-Term Care Three). L’indagine, avviata lo scorso anno con l’obiettivo di comprendere in concreto come siano organizzati i servizi di assistenza a domicilio, prende in esame 35 Aziende Sanitarie presenti in 18 Regioni, che offrono servizi territoriali a circa 22 milioni di persone, ossia oltre un terzo della popolazione italiana.

 

L’indagine ha preso in considerazione l’Azienda Sanitaria Unica Regionale (ASUR) delle Marche, la cui popolazione è costituita da anziani per il 24%, i quali sono anche i principali fruitori dei servizi di Assistenza Domiciliare Integrata (over-65 l’87% delle persone assistite in casa). Dal punto di vista dei servizi, l’ASUR Marche garantisce il 94% delle prestazioni ADI tra quelle più rilevanti dal punto di vista clinico-assistenziale, con una stretta collaborazione fra servizio sanitario e operatori privati. La regione Marche, infine, si colloca ai primi posti per numero medio di ore dedicato a ciascun paziente (39 annue, contro la media italiana di circa 26).

 

«Come per la maggior parte delle regioni d’Italia – commenta il Professor Roberto Bernabei, Presidente di Italia Longeva – emerge che le Marche ancora non sfruttano appieno l’opportunità dell’assistenza domiciliare, prendendo in carico con questa modalità una percentuale troppo esigua della popolazione over-65 residente. Per converso, il numero di prestazioni e l’equilibrio fra le prestazioni offerte da operatori pubblici e da operatori privati confermano che la regione è in grado di diventare una delle best practice per efficacia e diffusione dell’ADI. In questo senso – conclude Bernabei – continuare a puntare sulla partnership pubblico-privato potrebbe rivelarsi una delle chiavi strategiche per la maggior diffusione dell’assistenza a domicilio».

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