SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Il consigliere regionale Fabio Urbinati ha un ruolo centrale nella vicenda ospedale unico, e rappresenta in Riviera gli intenti della Regione Marche.

 

Chiediamo a Urbinati rispetto all’ospedale unico: c’è un cambio di prospettiva con il Decreto Balduzzi?
«La questione è molto semplice lineare e si è chiarita nelle ultime settimane: fortunatamente il Balduzzi è molto chiaro. L’algoritmo con cui la Regione ha selezionato Pagliare si basa sulla decisione presa all’unanimità dalla conferenza dei sindaci del 2012, quando a San Benedetto c’era Gaspari e ad Ascoli c’era già Castelli: fu fatta una scelta all’unanimità e tutto è partito da lì. La Regione aveva sempre lasciato la porta aperta e come è accaduto a Pesaro e a Macerata – dove hanno già deciso – la localizzazione e il numero ospedali vengono scelti dopo la selezione dell’algoritmo: nulla vieta ad Ascoli di avere due ospedali, uno di base e uno di primo livello».

 

La Regione sarebbe disponibile a questo nuovo scenario?
«Si, la Regione è disponibile, è apertissima a questo scenario, mai stata chiusa, ora sta alla conferenza dei sindaci discutere sulle scelte migliori. Il Balduzzi inoltre prevede delle deroghe: Ascoli servendo la montagna potrebbe averne diritto. Ora è il momento di concretizzare il dibattito e discutere».

 

Com’è lo stato di salute del PD a livello locale e nazionale?
«Lo stato di salute del Pd, inutile nascondersi, è quello di un partito ormai vecchio che ha bisogno di un rilancio totale: sono molto drastico, per un azzeramento totale sulla scia di Orfini. Direi ripartiamo dallo statuto e rimettiamoci in discussione, è più importante questo a confronto dei destini personali. Infatti la nostra prospettiva individuale è di una decina di anni, il Pd deve dare certezze al paese per i prossimi 50 anni. Non basta un congresso per riconquistare una gran parte dei lettori, la nostra forma partito, quella che si basa sul congresso e le tessere, è macchinosa: occorre riformare il partito se vogliamo riformare il paese, altrimenti siamo poco credibili. Il partito con il sistema delle tessere e degli iscritti è una formula obsoleta che risale all’800: io proporrei l’abolizione delle tessere e renderei il popolo delle primarie sovrano del partito, la platea congressuale anche per eleggere gli organi della Regione, della Provincia e del Comune. Molti mi suggeriscono la segreteria regionale, ma io sono molto drastico circa la riforma del partito».

 

Cosa ti aspetti dai prossimi appuntamenti elettorali?
«Le Provinciali sono penalizzate da una riforma lasciata in mezzo al guado, non saranno indicative dal punto di vista elettorale ma importanti dall’altro punto di vista. Per le Amministrative spero che si vada oltre gli schemi degli ultimi anni e ci sia coraggio di innovare e andare oltre con scelte coraggiose sui candidati: è importante dare un messaggio forte alla gente, di cambiamento e assunzione di responsabilità verso il Paese».

 

Cosa farà Fabio Urbinati?
«Il mio percorso lo decideranno gli elettori, che mi hanno dato fiducia e legato indissolubilmente a loro: io sono un precario della politica, per me non è un scelta di vita, anche se rimane una grande passione. Il mio futuro? Farò in modo che siano gli elettori a deciderlo. Il futuro della mia regione, del Paese e delle istituzioni è infinitamente più importante di me».

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