RIFIUTI – Ancora un “no” al rientro dei rifiuti nelle discariche Alto Bretta e Geta. Si ribella il Comitato Tutela Colline Picene, con il sostegno dei comitati Tutela del Bretta, Ci Rifiutiamo e Movimento a Difesa dei Cittadini, alla decisione dei sindaci di conferire i rifiuti nelle discariche del Piceno.

 

Questo è il documento di accusa.
“Tre anni persi a discutere di discariche e provvedimenti d’urgenza e siamo ancora qui, con una nuova emergenza rifiuti, che sembra creata ad arte solo per consentire il ritorno dei rifiuti in Provincia ancora una volta al di fuori delle norme.

 

Avevamo chiesto alla Provincia e a tutti i Sindaci di uscire dalla logica della discarica come punto centrale del Piano d’ambito e concentrare gli investimenti e le risorse (umane e finanziarie) nei processi, anche industriali, di riuso, recupero di materie prime seconde, riciclo e riduzione degli scarti.

 

Ma i documenti del Piano d’Ambito non contengono una vera programmazione sui rifiuti, non individuano siti idonei da utilizzare per piccole discariche di servizio funzionali al percorso di riduzione; al contrario, il Piano si ostina a considerare solo i luoghi già utilizzati (Alto Bretta e Relluce), condannandoli a diventare una mega-discarica.

 

E anche l’Assemblea dei Sindaci non ha prospettato soluzioni concrete e durature: nascondendosi dietro lo spauracchio di aumenti delle tariffe – quando già la stessa sindaca di Appignano li ha smentiti poche settimane fa, dichiarando apertamente che il costo della discarica incide in maniera irrisoria sulle tariffe – i Sindaci, con il solo voto contrario di Appignano, Castel di Lama e Castignano – hanno votato il rientro dei rifiuti in Provincia giustificandosi ancora con l’emergenza.

 

Prima si modifica l’accordo con Fermo senza avere una soluzione alternativa in mano, poi si lancia l’allarme rifiuti, solo per tornare ai vecchi vizi, la discarica in emergenza, senza regole e senza controlli.

 

Al contrario, anche il buon senso, così come il principio “chi inquina paga”, vorrebbe piccole discariche di servizio distribuite sul territorio, perché inquinano meno e soprattutto fanno leva sulla responsabilità del cittadino, che è portato a ridurre i rifiuti e migliorarne la qualità, sapendo che saranno trattati vicino a casa sua.

 

Perché nessuno ha investito sull’impianto di compostaggio, quando smaltire l’umido costa oltre 130 euro a tonnellata, mentre si potrebbe vendere il compost di qualità a 100 euro a tonnellata e restituire in bolletta i ricavi ottenuti? Perché i Comuni smaltiscono in discarica ancora il 35-40 per cento dei loro rifiuti e non si impegnano in politiche di riduzione dell’indifferenziato? Cosa aspettano ad introdurre la tariffa puntuale? Anche uno studio di Banca d’Italia afferma che la tariffa abbassa i costi per i cittadini e rende il servizio più efficiente. Quanto costa l’inerzia delle amministrazioni?

 

E’ ora che gli amministratori facciano bene il lavoro per cui sono pagati, e ancora non lo stanno facendo. Noi verificheremo l’operato delle istituzioni competenti, perché l’azione dei comitati ha effettivamente portato risultati concreti a favore dei cittadini in termini di tutela della salute e dell’ambiente, beni che tutti considerano prioritari rispetto a presunti risparmi di gestione che, come abbiamo detto in tutte le sedi, si possono realizzare meglio e con maggiori benefici per il nostro territorio adottando i principi dell’economia circolare”.

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