Ferragosto senza pesce fresco: scatta il fermo pesca

Ferragosto senza pesce fresco: scatta il fermo pesca

SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Arriva il Ferragosto e scatta il fermo pesca anche per la marineria di San Benedetto che, finora, ha provveduto all’approvvigionamento di pescherie e ristoranti all’insegna della filiera corta. Già perché nelle Marche spaccate a metà dal decreto
del Miipaft, le flotte del Nord (da Pesaro ad Ancona, Civitanova compresa) si erano già messe all’ormeggio lo scorso 29 luglio.

 

Da giovedì 15, insomma, tutta la marineria marchigiana sarà ferma. Si ripartirà
scaglionati: in mare dal 9 settembre (e non più il 27 agosto come previsto
inizialmente) nel nord e dal 13 settembre nel sud della regione. Eppure,
come ripetono da tempo da Coldiretti Impresapesca, il fermo biologico non
produce risultati soddisfacenti.

 

Nelle Marche sono presenti 840
imbarcazioni di cui 450 dedite alla piccola pesca. Una flotta “anziana”,
con le imbarcazioni che, stima Coldiretti Impresapesca, hanno un’età media
che si avvicina ai 40 anni mentre supera i 50 quella dei pescatori. E con
l’assenza del pescato nazionale ci si espone all’arrivo di prodotto estero
di scarsa qualità.

 

L’Italia è fortemente dipendente dall’estero con 8 pesci
su 10 che arrivano da oltre i confini nazionali. Il consiglio di Coldiretti
Impresapesca per chi si affaccia in pescheria è di verificare sul bancone
l’etichetta, che per legge deve prevedere l’area di pesca (Gsa).

 

Le provenienze da preferire sono quelle dalle Gsa 9 (Mar Ligure e Tirreno), 10
(Tirreno centro meridionale), 11 (mari di Sardegna), 16 (coste meridionali
della Sicilia), 17 (Adriatico settentrionale), 18 (Adriatico meridionale),
19 (Jonio occidentale), oltre che dalle attigue 7 (Golfo del Leon), 8
(Corsica) e 15 (Malta).

 

Per quanto riguarda il pesce congelato c’è
l’obbligo di indicare la data di congelamento e nel caso di prodotti ittici
congelati prima della vendita e successivamente venduti decongelati, la
denominazione dell’alimento è accompagnata dalla designazione
“decongelato”.

 

Una tracciabilità che Coldiretti Impresapesca chiede di
estendere anche ai menu dei ristoranti “per valorizzare il pescato locale –
spiega Tonino Giardini, responsabile nazionale e Marche di Coldiretti
Impresapesca – perché i consumatori, come avviene per altri generi
alimentari, sarebbe disposti a spendere qualche soldo in più a fronte di un
pescato di qualità dei nostri mari”.

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