SAN BENEDETTO DEL TRONTO – “Indispensabile realizzare l’Azienda Sanitaria Marche Sud”. Lo scrive in una lettera inviata al sindaco Pasqualino Piunti, il presidente dell’associazione Punto Aiuto Cittadino, Elio Core.

 

Core: “Ospedale Unico? Senza autonomia gestionale, specialistiche nel piceno di Neurochirurgia e Cardiochirurgia, aumento di medici e infermieri, potenziamento del dipartimento di emergenza, aumento di posti letto, prenotazioni in tempi brevissimi, la struttura unica servirebbe a poco. Continuerebbe il pellegrinaggio giornaliero dei pazienti alla ricerca di un esame, di un intervento, di un posto letto, di una terapia oncologica nelle varie strutture della Regione Marche, insomma andremo a costruire una cattedrale nel deserto con una ingente spesa pubblica a carico dei cittadini. E’ opportuno ed indispensabile realizzare un’Azienda sanitaria nel Sud delle Marche”.

 

Scrive Elio Core: “Gentile Sindaco, da tempo giungono all’Associazione Punto Aiuto Cittadino proteste dei cittadini che lamentano di non poter eseguire visite specialistiche e indagini strumentali nella struttura ospedaliera del Nosocomio Sanbenedettese per i tempi biblici di attesa, relative alle prenotazioni. Molti cittadini riferiscono di recarsi per una ecografia, tac, Risonanza magnetica in Ancona, Macerata, Urbino, Senigallia e Pesaro.

 

Vogliamo ribadire ancora una volta che il sistema di prenotazioni nelle Marche cosi, come strutturato attualmente, risulta essere obsoleto, distante e penalizzante per i cittadini. Recarsi a Pesaro per una Tac oltre allo stress fisico e psicologico, il paziente e i suoi familiari subiscono anche un costo economico per spese di viaggio e talune volte, pazienti oncologici sottoposti a terapie, sono costretti anche a pernottare in quelle città per alcuni giorni. Sono anni che parliamo con inconcludenza assoluta di un fantomatico Ospedale Unico del quale nessuno conosce la sua ubicazione.

 

Oggi tutti riconoscono che il sistema sanitario nelle Marche non funziona. Il declino del nostro ospedale è iniziato negli anni 80, sotto la totale indifferenza di tutti, compreso i politici locali e nazionali che, per assicurarsi un posto in Regione, in Provincia o in Parlamento, non hanno mai contestato determinate scelte politiche che miravano a ridimensionare le strutture operative sanitarie nel piceno e a porre in essere un accentramento delle specialistiche nel capoluogo dorico, togliendo agli ospedali periferici autonomia patrimoniale e gestionale, sancendo di fatto la loro morte.

 

Stucchevoli e patetiche, oggi, appaiono le posizioni di diversi politici locali che si agitano per questo problema essendo loro stessi gli autori di questa morte annunciata, peraltro totalmente a digiuno di questioni sanitarie e che non hanno mai varcato la soglia di una corsia ospedaliera per rendersi conto del disagio dei pazienti e le pessime condizioni in cui operano medici e infermieri, sottoposti a turni massacranti.

 

Assistiamo da molto tempo ad una immensa confusione su Ospedale Unico, di rete, di base, di primo livello, di secondo livello, hospice, a Spinetoli, Grottammare, Monteprandone-Centobuchi, Ascoli Piceno, San Benedetto, magari alla Sentina, tutte sterili discussioni che servono solo a determinati politici per prepararsi alle prossime elezioni regionali o comunali per poi, dette proposte, passare nel dimenticatoio.

 

Parlare di ospedale Unico, senza autonomia gestionale, senza le specialistiche nel sud delle Marche, come Neurochirurgia, Cardiochirurgia, potenziamento del Dipartimento di Emergenza, aumento di medici ed infermieri, presidi medici avanzati, aumento di posti letto, equivale ad illudere i cittadini e continuare, come già avviene, ad assistere alla lenta agonia e conseguente morte degli ospedali di Ascoli e San Benedetto, al triste spettacolo del pellegrinaggio giornalieri all’interno della Regione nella ricerca affannosa di una cura, di un posto letto, di un esame strumentale, di una migliore sanità.

 

Abbiamo l’impressione che si voglia smantellare progressivamente il sistema pubblico in favore della sanità privata; appannaggio solo per pazienti che hanno possibilità economiche. Noi vogliamo una sanità pubblica in cui il cittadino a fronte di tasse pagate, abbia la certezza di curarsi, non percorrere 300 chilometri per un esame strumentale. Vogliamo una sanità vicina ai cittadini, che sia di serie A, attraverso la quale possiamo fare prevenzione e curarci.

 

A conclusione della nostra missiva, la invitiamo a prendere in considerazione quanto detto in premessa, ovverosia, il sud delle Marche ha necessità di avere una Azienda Sanitaria e non di ulteriori carrozzoni inefficienti e costosi”.

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