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Stop ai tirocini non pagati: la proposta UE è una vera svolta per i giovani

Per i giovani di tutta Europa lo stop ai tirocini non pagati sarebbe una vera e propria svolta: l’UE dice basta allo sfruttamento dei giovani.

Stop ai tirocini non pagati – Adriatico24ore

L’UE vuole vietare i tirocini non retribuiti, e se la proposta fosse approvata, rappresenterebbe una svolta epocale per i giovani di tutta Europa, che finalmente inizierebbero ad essere pagati sin dai loro primi approcci al mondo del lavoro, e non sarebbero più sfruttati da aziende che non intendono pagarli.

Tirocini: retribuzione o no?

L’Europa intera sta vivendo un momento critico se si guarda l’occupazione dei giovani, che è ai minimi storici. La situazione appare ancora più allarmante se si considera che la maggior parte dei giovani che si approcciano al mondo del lavoro tramite uno stage o tirocinio, che siano essi curricolari o meno, non vengono pagati dalle aziende presso cui, a tutti gli effetti, lavorano. La “scusa” dietro cui si trincerano le aziende è che “il ragazzo è lì per imparare”, ma nella realtà dei fatti qualunque tirocinante rappresenta una risorsa per l’azienda.

Ai tirocinanti vengono affidate mansioni di ogni genere, e semplicemente perchè non hanno esperienza, è ormai dato quasi per certo che non verranno pagati durante il loro tirocinio: al massimo possono sperare in un rimborso spese. Stando ai numeri, circa il 78% dei giovani europei ha svolto almeno un tirocinio, e per il 19% di loro, questo ha rappresentato la primissima esperienza lavorativa

Da questo dato emerge quanto il tirocinio sia una forma di lavoro estremamente utilizzata, ma in moltissimi casi (ben il 45% del totale) non viene pagato. Di conseguenza, se gli orari lo permettono, i tirocinanti devono svolgere un secondo lavoro per riuscire a tirare avanti senza pesare sulle spalle dei genitori, il che rende il tirocinio “elitario” e di appannaggio quasi esclusivo di chi non ha bisogno di un’entrata fissa per vivere

Il tirocinio è elitario – Adriatico24ore

Uno studio pubblicato dallo European Youth Forum ha evidenziato che in media uno stage non pagato costa 1028 euro al mese, e che il 70% degli intervistati ha affermato di non potersi permettere un’uscita tale per più di pochi mesi. Questo vuol dire che moltissimi giovani con una condizione economica o sociale di partenza medio-bassa, non può permettersi di fare un tirocinio, e di conseguenza di entrare nel mondo del lavoro con un percorso formativo e volto allo sviluppo e alla crescita professionale.

L’UE però vuole dire basta a questa abitudine, abolendo del tutto i tirocini non pagati. Ecco cosa sta succedendo.

Stop ai tirocini non pagati

Il Parlamento europeo, in una risoluzione del giugno scorso, aveva chiesto alla Commissione Europea di attivarsi proprio in riferimento ai tirocini non retribuiti, definendoli “una forma di sfruttamento dei giovani lavoratori e una violazione dei loro diritti”. Di tutta risposta, la Commissione Europea ha effettivamente messo le mani in pasta, ed è attesa nelle prossime settimane una nuova direttiva UE che vieti proprio i tirocini non retribuiti. Lo scopo è far approvare questa bozza prima delle elezioni europee di giugno 2024, il che rappresenta una sorta di corsa contro il tempo.

L’intento della bozza UE è che qualsiasi tipo di stage sia retribuito con una paga che, seppure non corrispondente a uno stipendio vero e proprio, contribuisca comunque alle finanze del tirocinante, che per effettuare il tirocinio spesso non può svolgere lavori alternativi e integrativi. Una paga per i tirocinanti rappresenterebbe anche il riconoscimento del lavoro svolto, della loro importanza all’interno dell’azienda, e una base da cui partire per creare una solidità finanziaria sin dai primi lavori.

Svolta per i tirocinanti – Adriatico24ore

Visto che la bozza in lavorazione diventerebbe una direttiva (e non un regolamento), tutti gli stati membri saranno obbligati a rispettarla, anche se ognuno potrà decidere come applicarla e inserirla nella propria legislazione. Nello specifico, la bozza prevederebbe per gli stage extracurricolari il versamento dei contributi per la pensione, oltre che il pagamento del salario minimo previsto in ciascun Paese, mentre destinerebbe ai tirocinanti curricolari il rimborso per trasporti, vitto alloggio e altre spese.

La sfida è sicuramente impegnativa, poichè, tra le altre cose, si dovrebbe trovare un modo di definire un salario minimo anche per i Paesi che un salario minimo non ce l’hanno, tra cui anche l’Italia, ma allo stesso tempo rappresenta una promessa concreta per i giovani, un supporto dai piani alti verso i giovani che rappresentano il futuro stesso dell’Europa, e l’augurio è solo che questa bozza venga presentata e approvata prima del ritorno alle urne di giugno!