SAN BENEDETTO DEL TRONTO – La stagione estiva si è conclusa tra voci discordanti circa il suo andamento. L’imprenditore delle vacanze Marco Calvaresi ci dice la sua sull’estate 2019

 

 

Come è andata la stagione?
«La storia del -10% ogni anno si ripete da dieci anni, oggi non dovremmo avere più turisti secondo questa ipotesi. La verità sta nel mezzo: diciamo che c’è una crisi grossa che negli ultimi anni veniva attutita dalla paura terrorismo, per cui molti non andavano all’estero in mete papabili dagli jihadisti e preferivano mete tranquille come la nostra città. Negli ultimi anni il fenomeno della paura del terrorismo si è ridotto notevolmente, e oggi, considerando che andare all’estero costa molto meno, c’è una certa mancanza di domanda qui da noi.

 

C’è da dire poi che dopo il terremoto la costa non è stata più la stessa, il flusso assiduo è venuto meno: probabilmente sarà cambiata la domanda, soprattutto è incrementata quella dell’extra alberghiero, bed&breackfast, B&b, formule con cui un turista può andare al mare dove vuole, scegliere il ristorante, muoversi più liberamente che in albergo. Sta cambiando la domanda turistica; la città poi paga la mancanza di camping: il più vicino è a Grottammare».

 

 

C’è stata una contrazione nella nostra città rispetto agli ultimi due anni?
«
Chi lo dice ha di solito un osservatorio suo per la movida e le serate; io dal mio punto di vista variegato – gestisco un ristorante e un albergo – vedo che la domanda classica rimane, ma i consumi sono diminuiti: se il cliente spende in albergo non spende fuori. I giornalieri spendono di più nell’indotto, sono una tipologia di turista a tutti gli effetti, diamogli dignità, l’importante è che spenda. Quindi le dinamiche arrivi – presenze non hanno più tanto significato. Il turismo è una scienza esatta, a seconda degli investimenti dà dei ritorni: la nostra città vive su investimenti privati, il pubblico ha tirato le cuoia già da un po’.

 

Se pensiamo però al tesoretto dovuto alla tassa di soggiorno e ai parcheggi, arriviamo alla conclusione che la città potrebbe essere molto  più bella: ma viviamo con gente che tira a campare, politici inadeguati nel turismo, non solo questi, è problema ventennale che riguarda le competenze e le visoni di un settore che non può essere lasciato al dilettantismo».

 

 

Gli stranieri si rivedono ma sono pochi, da che dipende questa tendenza?
«Durante l’ultima settimana di agosto ho visto alcune auto targate estero, ma secondo me se interessa il segmento bisogna parlare di aeroporti, pacchetti, partendo dall’assunto che l’azione di promozione è fallita».

 

 

Molti sperano nella prima decade di settembre, con clemenza del tempo. Possono essere dieci giorni determinanti?
«Settembre è come sempre il mese peggiore che c’è, non c’è lavoro, fatta eccezione per i gruppi e giusto fino all’apertura delle scuole il 16. Dieci giorni non sono determinanti: ciò che è perso è perso e ad agosto non c’è stata una grande domanda, tale da rifiutare le prenotazioni. È importante: dobbiamo non perdere anche la certezza di agosto.

 

Ci sono tanti competitor, mi fanno sorridere quelli che indicano come nostra concorrente Grottammare quando invece la vera antagonista è una metà dall’altra parte del mondo scelta perché costa 100 euro in meno».

 

 

In generale cosa servirebbe per rivitalizzare la situazione?
«La nostra città è bella, molto speciale, deve puntare sulla ristorazione, sull’ambiente, sul lungomare, sull’accoglienza. E poi deve avere una cabina di regia per il turismo: un tavolo di esperti che vengono da fuori, ci scannerizzino e ci diano una soluzione. In città purtroppo c’è molta divisione, anche  fomentata dalla politica che cerca sempre di dividere e qualcuno si è prestato, ma io confido molto nella classe alberghiera e imprenditoriale che sta investendo.

 

L’assurdo è che i soldi che derivano dall’attività turistica vengono usati per far quadrare i conti del comune, e non reinvestiti: scelleratezza inaudita, tasse tante dovrebbero essere sufficienti per amministrare la città e gli introiti del turismo investiti in turismo. Ma poi vedi fenomeni in giro per le stanze della politica che non sanno cosa fanno e non pensano al bene pubblico, e ti è chiaro qual è il problema di San Benedetto».

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