POLITICA – Elezioni provinciali. Tensione nel centrodestra dopo il colpo di mano dell’amministrazione Castelli, che ha portato a rompere il patto con il centrosinistra per la costituzione del listone unico. Il vice presidente del Consiglio Marche, Piero Celani di Forza Italia, è infuriato con i responsabili del golpe. A seguito della rottura dell’intesa il capogruppo di FI di San Benedetto, Valerio Pignotti, ha ritirato la candidatura. E il centrodestra si è trovato con soli cinque nomi in lista, contro nove del centrosinistra.

 

Perché Pignotti si è ritirato? «Pignotti aveva dato disponibilità a candidarsi – spiega Celani – sulla base dell’accordo di una lista unica centrodestra-centrosinistra. Con questa intesa San Benedetto blindava due candidati.  Si sono svolte riunioni per dieci giorni, ma il sabato sera si è cambiato tutto (LEGGI QUI). Pignotti non è un clown, non è un uomo buono per tutte le stagioni. La sua candidatura sarebbe stata utile in una amministrazione unitaria, dove San Benedetto avrebbe avuto il riconoscimento di un ruolo molto forte».

 

Il patto. «Il sindaco di San Benedetto Pasqualino Piunti mi aveva confermato che  l’accordo era stato fatto anche tra le amministrazioni di Ascoli e San Benedetto per la lista unica. Anch’io mi ero impegnato. Avevo parlato con Pasqualino Piunti per portare  probabilmente anche la vice presidenza a San Benedetto. C’era da proseguire una trattattiva che poteva produrre un grosso beneficio alla Riviera».

 

Il golpe. «Le carte in tavola le ha cambiate Ascoli e questo è molto brutto. E’ chiaro che si aprirà una discussione molto forte. E’ una sconfitta palese del centrodestra ascolano che si è ridotto a  presentare una lista con soli cinque nomi: è scandaloso. Una sconfitta di chi ha voluto fare una lista diversa da quella concordata. Questa volontà di distinguersi porta ad isolarsi, a fare delle figure che sono politicamente inaccettabili per un centrodestra che è forte sul territorio. Loro però lo riducono a giochi di prestigio dei singoli partiti. E questi sono i risultati».

 

Piunti non si è opposto.  «Questa volta San Benedetto avrebbe dovuto puntare i piedi, non so perché Piunti non lo abbia fatto. Ma è una sconfitta del centrodestra ascolano, che ha voluto ancora una volta compromettere la situazione per interessi di parrocchia inconcepibili. Dopo la sconfitta alle comunali di Castel di Lama, dopo la batosta per la presidenza della Provincia a spese del povero Pasqualino, siamo arrivati all’atto terzo: non c’è due senza tre, purtroppo».

 

Strategie perdenti. «Complimenti agli strateghi ascolani. Qualcuno dovrà spiegare a me e a livello nazionale perché si è perseguita questa strada.  Gli strateghi sono sempre gli stessi: quelli a cui piace essere i primi degli ultimi. Sono innamorati di essere i primi degli ultimi perché devono affermare la loro identità. Non sanno che la politica è l’arte di confrontarsi, non sanno che cos’è la mediazione, non sanno che cos’è l’interesse per i territori. Guardano solo agli interessi della loro parte politica, della nicchietta del consigliere in più o in meno, tralasciando i gravi problemi del territorio, che in questo momento merita molta attenzione».

 

Ripercussioni sulla giunta Piunti. «Resto fuori dalla politica di San Benedetto, non è mio compito ingerirmi. Ci sono amministratori capaci – la chiosa finale di Celani – che sapranno affrontare i problemi».

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