SAN BENEDETTO DEL TRONTO – «Un progetto ambizioso con problemi legati a radici di regia lontani. Problemi di clima ambientale e carenza di personale medico stanno buttando giù il secondo pronto soccorso delle Marche».  Lancia il grido d’allarme Benito Rossi dell’Ugl dell’Area vasta 5.

 

«Lo spostamento della diagnostica (esami di laboratorio, consulenze specialistiche, radiologia, ecc.) in Pronto soccorso, ha posto in luce una serie di disfunzioni, ricadenti sulle spalle dei cittadini – continua rossi – e del personale operante, qualora il numero degli accessi supera il limite gestionale, in termini numerici e di complessità traumatica e/o di patologie. Ad aggravare tutto ciò, la continua e, sembrerebbe, inarrestabile emorragia dei medici dal Pronto soccorso, ma, sembrerebbe, pronti a rivedere le loro posizioni a fronte di reali cambiamenti migliorativi, soprattutto in termini di confronto professionale».

 

«Per affrontare gli imprevedibili flussi di pazienti – insiste Rossi – e gestirli con gli attuali protocolli risulta imprescindibile avere a disposizione: IL TERZO MEDICO IN SALA DI PRONTO SOCCORSO; DISTINZIONE OPERATIVA DEI RUOLI, TRA INFERMIERI DI SALE DEL PRONTO SOCCORSO E INFERMIERI DEL 118.

Ciò rappresenta l’abc per poter continuare a garantire livelli alti di qualità, nel rispetto degli operatori e dei cittadini».

 

«Tante sono le domande che l’Ugl pone all’Asur 5 ed alle istituzioni. Il Pronto soccorso rappresenta una porta aperta 24 ore su 24 e proprio per questo motivo necessita delle migliori professionalità e delle migliori condizioni lavorative che, oggi, non vengono garantite.

 

Soprattutto quali sono le iniziative poste in essere? Come intende gestire il Pronto soccorso in futuro l’Asur 5? Quali iniziative sugli studi dei flussi al Pronto soccorso e perché, oltre alle urgenze salvavita, il paziente si rivolge al Pronto soccorso.

 

Chi deve affrontare i problemi del Pronto soccorso? La direzione sanitaria forse? Il direttore della Regione Marche? I pazienti continuano ad arrivare ed i medici vanno via. Ecco, non ci sembra questa una ottimale equazione.

 

Buttare alle ortiche anni di crescita professionale medica è pazzia pura. Ma evidentemente – la stoccata finale – la politica nostrana è abituata ad urlare alla luna solo di fronte all’irrecuperabile. Ma dove sono le istituzioni?».

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