SAN BENEDETTO DEL TRONTO – «Il sindaco ci tiene all’oscuro di tutto». L’affaire Picenambiente sta producendo l’effetto di compattare alcuni consiglieri di minoranza, che dopo diffida e denuncia arrembano. Le parole del consigliere Flavia Mandrelli (Articolo Uno) restituiscono un quadro di opposizione forte, ma senza risparmiare i compagni di banco.

 

Che messaggio cerca di comunicare l’opposizione, denunciando l’amministrazione?

 

Di immobilismo, ma soprattutto di scarsa considerazione nei confronti nostri e di tutta la città. Siamo mantenuti all’oscuro di tutto. A fine anno abbiamo chiesto di mettere in pratica ciò che sanciva la delibera, e niente è stato fatto. Oppure, nel migliore dei casi, non ci è stato detto nulla.

 

Cosa vi sareste aspettati?

 

Che fosse convocata l’assemblea dei soci, che la presidentessa di Picenambiente venisse sospesa da incarico pubblico per palese incompatibilità. Non lo sto dicendo io, bensì il decreto legislativo Madia.

 

Eppure la delibera di consiglio è stata votata all’unanimità…

 

Sì, e il punto è che una parte della maggioranza si è trovata pienamente in linea con noi. Forse anche tra di loro c’è qualche chiarimento da fare, perché invece in commissione affari generali il vicesindaco Assenti ci presentò il parere di Picenambiente e prospettò l’ipotesi dell’emendamento.

 

Di quale Picenambiente ha bisogno la città?

 

Di una società partecipata trasparente, che mostri dove vanno a finire gli 11 milioni versati dai cittadini, che adotti un piano industriale, che garantisca tutele sanitarie comuni per tutti i lavoratori, che si adegui alle normative di diritto del lavoro. Che adotti il concorso pubblico come strumento di assunzione del proprio personale. Di una Picenambiente che prenda atto delle disposizioni di legge, senza tentare di svicolare.

 

Parte del PD non si è unito alla causa, finora…

 

I motivi non ci sono stati spiegati, ma noi andiamo avanti, e le porte sono aperte per chiunque.

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