CRISI IDRICA – Nel Piceno persiste l’emergenza idrica. E’ emerso oggi a Roma nel corso di una riunione dell’Osservatorio idrografico dell’Italia centrale. Per le province di Ascoli e Fermo ha partecipato all’incontro il presidente della Ciip Giacinto Alati. Proprio Alati, nella sua relazione, ha riferito che la «situazione idrica è quella di sempre». Insomma, non siamo più nel pieno dell’emergenza, ma neppure siamo fuori. L’acqua dovrebbe essere garantita per tutta l’estate sulla costa. Al momento, tuttavia, non si parla di razionalizzare il prezioso liquido nel territorio provinciale.

 

Le criticità del Piceno sono state illustrate anche da Erasmo D’Angelis, segretario dell’Autorità di bacino dell’Appennino centrale (l’organismo pubblico che coordina la gestione del sistema idrico). «Nelle aree colpite dal terremoto – l’assunto di D’Angelis –  ci sono zone come l’ascolano dove le tubazioni sono letteralmente frantumate. Siamo in emergenza, ce ne stiamo occupando con il Commissario per la ricostruzione».

 

Ancora D’Angelis: «Ci dobbiamo aspettare un’estate con meno emergenze rispetto a quella del 2017, che è durata 9 mesi. Gli acquiferi si sono riempiti, perché fortunatamente abbiamo avuto tante piogge. Abbiamo una dotazione idrica che ci permette di affrontare questa estate con maggiore tranquillità».

 

«Il punto debole – spiega D’Angelis – è che tante emergenze idriche sono crisi di infrastrutture. Tutta l”Italia centrale ha infrastrutture vetuste. Oltre la metà hanno più di 50 anni, alcune hanno superato gli 80. L’Italia centrale perde in media il 47% dell’acqua immessa, contro una media nazionale intorno al 41%, che è già la più alta d’Europa. E’ un tema urgente da affrontare, un lavoro molto costoso e a lunga cadenza».

 

L’Autorità di bacino dell’Appennino centrale ha programmato interventi per 650 milioni di euro, in fase di progettazione e da realizzare nel giro di diversi anni. L’intervento maggiore (300 milioni di euro) riguarda in Lazio il raddoppio dell’acquedotto del Peschiera, che rifornisce la Capitale. Poi ci sono la modernizzazione dell’acquedotto Marcio, sempre in Lazio (150 milioni). In Abruzzo le condotte del Gran Sasso (53 milioni), di Cerchio-Aielli-Celano (19 milioni) e dell”area Marsicana (7 milioni). Nelle Marche la diga delle Grazie (5 milioni) e il rifacimento delle condutture di Ascoli Piceno. In Umbria l’adduzione Trasimeno-diga di Chiasco (15 milioni).

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