Pensioni, rischiamo di perdere 300 euro al mese: i dettagli della Riforma che mette in pericolo il nostro futuro

La riforma delle pensioni rischia di andare contro gli interessi dei contribuenti. Rischiamo di perdere 300 euro al mese.

Il tema delle pensioni continua ad essere al centro del dibattito tra Governo e sindacati. La riforma è urgente ma il rischio è che i contribuenti possano rimetterci un mucchio di soldi.

Riforma delle pensioni, cosa succederà
Riforma delle pensioni cosa potrebbe cambiare Adriatico24ore.it

Quota 41 sì o Quota 41 no? Questo il dilemma! Il superamento della legge Fornero è un obiettivo di legislatura del Governo Meloni ma tra il dire e il fare ci sono di mezzo milioni- anzi miliardi – di risorse finanziarie che mancano all’appello. La misura di prepensionamento che consentirebbe a tutti di smettere di lavorare al raggiungimento di 41 anni di contributi a prescindere dall’età anagrafica, è la meta da raggiungere ma la strada è ancora lunga e tutta in salita. Se non si troverà il modo di conciliare uscite anticipate e finanze, il rischio è il ritorno alla legge Fornero per tutti. Ipotesi, però, fortemente osteggiata dalla quota leghista.

Riforma delle pensioni: ecco cosa accadrà

I sindacati premono affinché il Governo di Giorgia Meloni favorisca le uscite anticipate in modo anche da incentivare l’ingresso dei giovani nel mondo del lavoro. La legge Fornero, infatti – a detta delle principali firme sindacali- ha aumentato la disoccupazione giovanile.

Riforma delle pensioni e Quota 41
Rischiamo di perdere 300 euro al mese Adriatico24ore.it

Al momento Quota 41 è fruibile solo da tre categorie:

  • disabili con almeno il 74% di invalidità;
  • lavoratori precoci, che hanno versato almeno un anno di contributi prima di aver compiuto 19 anni;
  • lavoratori addetti a mansioni usuranti.

Estenderla a tutti i lavoratori comporterebbe una spesa enorme e il rischio di mandare in tilt l’intero sistema economico visto l’allungamento della vita media in Italia. Per questo il Governo ha proposto una versione “ritoccata ” di Quota 41. In pratica la proposta dell’Esecutivo consisterebbe nel ricalcolare tutti gli assegni pensionistici con il sistema contributivo puro. Questo però comporterebbe una riduzione degli importi che va dal 10% al 16%: in parole semplici un pensionato avrebbe una perdita di circa 300 euro al mese.

Va da sé che la soluzione non è accettabile. Per evitare il rischio di assegni previdenziali troppo bassi, i sindacati chiedono che venga introdotta una pensione di garanzia: cioè nel caso di pensioni al di sotto di una certa soglia, lo Stato dovrebbe intervenire per integrare. Anche attraverso una maggiore tassazione dei cittadini. La soluzione al momento pare poco praticabile.

Che fare allora? Escludendo il ritorno alla legge Fornero, se non si troverà un accordo su Quota 41, l’ipotesi più probabile è la proroga per un altro anno di Quota 103. Questa misura – che ha preso il posto di Quota 100 proprio per fare da “ponte” verso Quota 41-  consente di andare in pensione a 62 anni con 41 di contributi. Tuttavia non ha riscosso un gran successo. Nell’ultimo anno le richieste di prepensionamento con Quota 103 sono state solo 17.000 e di queste appena 14.000 hanno trovato accoglimento.

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