CRONACA – La Polizia di Stato, al termine di lunghe indagini durate oltre un anno e coordinate e dirette dalla Procura della Repubblica di Ascoli Piceno, ha sgominato una pericolosa organizzazione, composta prevalentemente da cittadini tunisini, che riforniva di eroina il mercato di San Benedetto e della provincia ascolana. Sequestrati 2.5 chili di eroina, nove persone sono finite un manette, un volume d’affari di 240mila euro. GUARDA IL VIDEO

 

 

Dei nove arrestati, sei sono tunisini, due sono di Ascoli (un uomo e una donna) e un sambenedettese di 26 anni. Sei sono in carcere  e tre ai domiciliari. La centrale operativa era stata allestita nell’area di Valle del Forno a San Benedetto. Lo spaccio avveniva soprattutto sulla costa.

 

Da qualche tempo si aveva avuto modo di constatare un’allarmante recrudescenza dello spaccio di eroina, droga ritenuta fino a qualche tempo fa “demodé” ed appannaggio delle classi sociali più basse, surclassata dalla più modaiola cocaina. Riscontri sul territorio avevano invece fatto emergere una prepotente ribalta dell’eroina, ormai utilizzata in maniera trasversale, specialmente da giovanissimi. L’enorme pericolo sociale di tale droga induceva gli investigatori della Squadra Mobile a rivolgere la loro attività su tale fenomeno, accertando che ormai il monopolio del mercato dell’eroina era ad opera dell’etnia tunisina, da sempre ben presente sulla riviera sanbenedettese.

 

Le prime indagini facevano emergere come gli spacciatori tunisini facessero proselitismo tra giovani tossicodipendenti italiani, inducendoli a condotte di spaccio dietro promessa di consegna dello stupefacente a loro necessario: l’alta assuefazione e dipendenza di tale droga induceva le giovani vittime a ripetute e continue cessioni di dosi ad altri tossicodipendenti.

 

Ricostruita tale allarmante dinamica, corroborata da evidenti prove di reato e importanti risultanze investigative, la Procura della Repubblica di Ascoli Piceno riteneva di chiedere all’Ufficio del G.I.P. del capoluogo l’emissione di svariate misure cautelari personali, al fine di stroncare il gruppo criminale indicato, richiesta pienamente accolta.

 

Contemporaneamente all’esecuzione delle misure, sono state effettuate molte perquisizioni domiciliari finalizzate a riscontare quanto acquisito nell’indagine.

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