SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Movida sì, movida no, movida dove? Il tema scalda gli animi mentre l’autunno e la fine della stagione estiva non fanno segnare un’inversione di rotta nella voglia di divertimento dei giovani della zona, che a volta degenera portando disagio al riposo dei residenti, fino a degenerare a volte in episodi di vandalismo.

 

 

Che ne pensa Vincenzo Amato, presidente dei commercianti di via Montebello ? Spostare la movida in un luogo più consono potrebbe aiutare la gestione della doppia vocazione turistica della città, a metà tra località balneare di divertimento e luogo di relax per famiglie? E dove potrebbe essere localizzata la vita notturna per essere funzionale e strategica allo sviluppo armonioso della città?

 

 

Dice Amato: «Una città quando c’è movida vive. È naturale che venga fatta in centro. La mia riflessione si spinge più a fondo: oggi i ragazzi fanno la movida perché non c’è niente di più interessante, non hanno alternative. Movida sì, ma andrebbe elevato il livello culturale, con gruppi, persone, artisti e poi insistere sulla sorveglianza che è una cosa normale, mentre invece qui si va al contrario: questa estate sono stati assunti cinque vigili in meno.

 

 

 

Qui adesso si parla di movida ma già esisteva a Londra negli anni ‘70, viviamo di riflessi, dobbiamo offrire un intrattenimento culturale ai ragazzi, anche perché questo tipo di movida porta lavoro a centinaia di persone, non possiamo ignorarlo anche se a volte ci dà fastidio».

 

 

 

E il porto? «Oggi il porto sta morendo. Per la zona portuale sarebbe da fare un discorso più ampio e importante, che il porto non lavora si vede dalla riduzione da più di 120 a 30 barche, il mercato ittico ha perso tutto. Per il porto c’è da fare un discorso strutturato».

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