SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Medici e infermieri se ne vanno dal Pronto Soccorso di San Benedetto, ma nessuno vuole andarci. Un duro attacco all’Asur Marche e all’Area vasta 5 da parte del sindacato Ugl della provincia di Ascoli Piceno.

 

Tuona Benito Rossi: «Pronto soccorso, terra di confine, da dove la maggioranza di medici ed infermieri vuole andarsene. Basti osservare le domande di mobilità di chi vuole uscire dal Pronto soccorso rispetto a chi ci vuole entrare (nessuno vuole entrare).

 

Condizioni di lavoro ad estremo rischio clinico, nessuna possibilità di carriera, eccetto rarissimi baciati dalla fortuna, nessun riconoscimento economico, nemmeno per il dovuto. Negli ultimi mesi negati diritti sindacali legati alle richieste di aspettative per chi avrebbe voluto lasciare il Pronto soccorso di San Benedetto per andare a lavorare altrove  (ad un medico aspettativa negata per ben due volte). Negato il diritto al ricongiungimento familiare. Medici tenuti in ostaggio amministrativo insomma, in un’aria tutta da caserma bellica. Medici che per seguire i propri figli hanno rinunciato al 70 % dello stipendio».

 

Tutto come prima. «La parte peggiore in tutto ciò – continua Rossi – sta nel fatto che nulla è stato modificato a livello organizzativo per creare migliori condizioni di lavoro al fine di riconoscere normali diritti sindacali ed una diversa gestione del paziente che si reca in Pronto soccorso. Non sono i tempi medi di attesa del paziente che ci entusiasmano, ma piuttosto la pronta risposta ai picchi di emergenze urgenze».

 

«L’Asur 5 – insiste il sindacalista Ugl – non fa una bella figura negando normali diritti sindacali, anzi con ciò può solo ottenere l’inasprimento dei rapporti. Continuare così rappresenta una sentenza certa verso l’indebolimento di un settore importantissimo del dipartimento di emergenza. Non è sfruttando la professionalità, l’attaccamento al lavoro e l’abnegazione di medici ed infermieri che si può costruire un reparto funzionale e coeso».

 

Situazione insostenibile. «Spetta alla dirigenza garantire e ricercare modalità organizzative idonee, prendendo prima di tutto atto – conclude Rossi – che la situazione sta diventando insostenibile per operatori ed utenti».

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