SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Sospensione De Berardinis: la battaglia continua. A versare benzina sul fuoco è ancora Rosaria Falco (Gruppo Misto), che si scaglia contro le dichiarazioni mattutine del sindaco Piunti.

 

«Se il sindaco non sa nulla della vicenda, non controlla questo ente. Quindi si dimetta» dice Falco. «Ma è inverosimile che non conosca la storia. Dagli atti risulta che la segnalazione è stata fatta da un consigliere comunale, non da un cittadino qualsiasi. Da un membro della sua coalizione di maggioranza. Allora vuol dire che Piunti non ha rapporti con la sua parte politica. Che amministrazione è questa?»

 

In ogni caso, anche se l’Ufficio Procedimenti Disciplinari deve lavorare senza interferenze, il primo cittadino deve sempre avere sotto controllo l’operato dei suoi dirigenti, e valutarli egli stesso. Infatti, il regolamento comunale prescrive, all’art.43 comma 2, che “Il Sindaco e la Giunta, sulla base anche dei risultati del controllo di gestione e su proposta dell’organismo di valutazione, valutano, in coerenza a quanto stabilito a riguardo dal contratto collettivo nazionale di lavoro, le prestazioni dei dirigenti, nonché i comportamenti relativi allo sviluppo delle risorse professionali, umane e organizzative ad essi assegnate”.

 

Falco continua a battere sullo stesso chiodo: l’esagerazione del provvedimento. «Anche perché manca ogni forma di dolo e induzione all’errore da parte del dirigente». Il motivo è presto spiegato: «Il 18 gennaio, De Berardinis si trovava in Tribunale, contro il Comune di San Benedetto, rappresentato dall’avvocato Sandro Ottoni. Se l’ente era in tribunale, allora sapeva dove si trovava il dirigente, quel giorno». E allora, perché De Berardinis avrebbe scritto quella mail al suo funzionario? «Io, se mi trovassi sotto tutta quella pressione, sarei poco lucida».

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