SAN BENEDETTO DEL TRONTO – «In questi giorni leggendo il post su BuonVento di Paolo Canducci ho pensato alle tante similitudini tra il governo cittadino e quello nazionale. Il minimo comun denominatore è la capacità di raccontare “balle” facendole passare per verità, ovvero infarcirle di luoghi comuni e slogan coloriti di “sano orgoglio patriottico”». Riflessioni  a 360 gradi di Nicola Rosetti, ex segretario del Pd di Porto d’Ascoli.

 

«Per comodità tralascio le questioni nazionali (sono tante e tali quelle su cui la compagine governativa dovrebbe indossare una maschera, che solo chi è privo di buonsenso non riesce a vederle) e faccio un focus su San Benedetto del Tronto».

 

La sambenedettesità e il Ballarin. «Dicevamo della sambenedettesità dei “nostri” amministratori che è stata sempre molto sbandierata, a partire dal famoso “con noi mai il Ballarin verrà smantellato o demolito” ed è proprio di questi giorni la notizia che non stanno dando prova di coerenza. E quanti di voi ricordano il corteo con centinaia di partecipanti, con tanto di bandiere, striscioni e fumogeni? Ovviamente, poi, sempre in nome della Sambenedettesità, oltre al calcio bisognava cantare Nuttata de luna ad ogni occasione e poi continuare sulla stessa scia intitolando qualche spazio pubblico a canzoni o compositori nostrani ed il gioco è fatto».

 

San Benedetto liberata dal nazi-fascismo. «Certo ci sarebbe da ricordare la Liberazione di San Benedetto dai nazifascisti avvenuta il 18 giugno, ma su questo l’attuale amministrazione ha un vuoto di memoria.

 

Crea qualche imbarazzo quando il 25 Aprile in tutta Italia si fa festa per la Liberazione, il ritorno alla democrazia ed alla libertà, mentre a San Benedetto si assiste ad una processione funebre tutta in rigoroso silenzio, forse perché i nostri amministratori vivono quella data come un lutto. Però fino a ieri eravamo certi che almeno su una cosa saremmo stati in sintonia e lo dico con tre immagini.

 

La prima, percorrendo via Conquiste ad un certo punto si incrocia via 27 Novembre 1943. La seconda, percorrendo via del Cacciatore ad un certo punto si incrocia via Giovanni Nebbia. Ed infine la terza.  Se si va nel plesso scolastico di Acquaviva Picena, sulla facciata esterna è possibile vedere una lapide con la quale la Città di San Benedetto del Tronto ringrazia il Comune di Acquaviva per la solidarietà che mostrò quando accolsero oltre duemila persone costrette a sfollare a causa dei terribili bombardamenti che seminarono distruzione e morte in città; era il 27 novembre 1943 e fu solo grazie al comandante della Capitaneria di Porto, Giovanni Nebbia che i danni furono contenuti, perché fu lui che diede l’ordine di far uscire i nostri pescherecci facendo così salvare la nostra flotta.

 

Ora, una pagina di storia, della nostra storia di sambenedettesi, importante come questa, chi ha il dovere di tenerla viva nella memoria di una comunità?

 

Forse gli storici (e noi non saremo mai abbastanza grati al compianto Ugo Marinangeli, al compianto Elio Tremaroli e sicuramente a Gabriele Cavezzi), ma certamente è dovere di chi amministra tenere vivo questo genere di ricordi».

 

La minoranza come la bella addormentata. «Niente, da questi amministratori piccoli piccoli non possiamo aspettarci nulla, dispiace anche, però, che nessun altro provi ad alzare la testa. Mi viene in mente il Circolo dei sambenedettesi, giusto per fare un esempio. Se dovessi pensare alla minoranza, poi, (non l’opposizione, perché in due anni e mezzo non se n’è vista traccia) mi viene in mente che in questi giorni sta chiedendo, udite – udite, l’eliminazione del parcheggio per scooter in via Mazzocchi. Che dire? Di fronte a cotanta baldanza politica si resta davvero senza parole ed a questo punto è anche meglio non farsi domande, perchè le risposte sarebbero davvero imbarazzanti».

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