SAN BENEDETTO DEL TRONTO – «La professione di infermiere è stata abolita?». In buona sostanza è questa la domanda di Mario Neroni, infermiere dal 1975. Neroni riferisce di avere partecipato a un incontro pubblico sull’ospedale unico dove c’erano diversi infermieri, ma nessuno (a parte lui) si è qualificato come tale. Eppure non c’è da vergognarsi di svolgere un nobile servizio a sostegno di chi ha problemi di salute. Anzi bisognerebbe essere fieri di fare l’infermiere. Dopo quell’episodio Neroni ha cominciato ad interrogarsi e infine ha scritto una lettera al presidente dell’Ordine delle Professioni Infermieristiche dal titolo “Riflessioni sulla professione infermieristica”.

 

«Prima di entrare nel merito – scrive – vorrei presentarmi. Mi chiamo Mario Neroni ho 64 anni mi sono diplomato Infermiere nel 1975 alla scuola regionale. Ho lavorato per 27 anni come infermiere (prevalentemente in area chirurgica e in sala operatoria con tutte le specialità) nei successivi 10 anni come coordinatore (capo sala) dell’area chirurgica. Attualmente in pensione collaboro con una struttura privata in chirurgia ambulatoriale».

 

Continua Neroni: «Sono stato consigliere e tesoriere del collegio IPASVI di Ascoli Piceno per 3 mandati. Durante i mandati elettivi del collegio, abbiamo lavorato molto per portare la professione al livello universitario e ci siamo riusciti, tanto è che da diversi anni i nuovi colleghi sono laureati in scienze infermieristiche. Spesso rifletto sul mio percorso professionale e cerco di fare un bilancio. Sono soddisfatto della mia “carriera” e dovrei essere soddisfatto anche per aver contribuito alla crescita della professione infermieristica. Tuttavia vedo una deriva della professione. Vedo una reticenza dei colleghi a qualificarsi e farsi chiamare Infermieri».

 

«Attualmente – spiega Neroni – nella mia città è in corso un grosso dibattito su alcune scelte che la Regione Marche si appresta a fare per ridisegnare l’offerta ospedaliera di tutta la regione. Vi sono molti articoli sulla stampa di sindacati, comitati, cittadinanza attiva, e altre organizzazioni con molti interventi di Infermieri (e questo non può che essere positivo) peccato che nessuno si qualifica come Infermiere. C’è chi si fa chiamare Dottore o Dottoressa (senza specificare in cosa), chi docente, chi operatore di 118 piuttosto che operatore di S. O., oppure di emergenza, chi qualifica operatore sanitario in maniera generica e potrei continuare».

 

«Una sera – dice ancora Neroni – ho partecipato ad un in incontro in cui erano presenti alcuni colleghi. Il giorno successivo sono stati riportati gli interventi sui giornali di almeno quattro Infermieri compreso il sottoscritto. Solo il sottoscritto è stato presentato come Infermiere, tutti gli altri avevano altri titoli a volte incomprensibili anche non veritieri. Mi chiedo ma la qualifica di Infermiere (che io ritengo nobile) è stata abolita? Oppure noi “anziani” abbiamo sbagliato quando abbiamo lottato per elevare il valore della professione infermieristica?».

 

«Chiedo scusa – ancora Neroni – se sono stato troppo critico. Forse sono vecchio e come tutti i vecchi sono diventato petulante e non riesco a comprendere le novità. Sarei felice di riceve una valutazione sulle mie riflessioni da parte della dirigenza nazionale dell’ordine al quale sono orgogliosamente iscritto e penso di aver contribuito a far crescere. Auguro tanta soddisfazione – conclude Neroni – ai miei giovani colleghi. Un saluto alla Presidente ed ai membri del direttivo nazionale».

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