SAN BENEDETTO DEL TRONTO – I vertici del Pd sambenedettese prendono spunto dallo scambio di lettere fra De Berardinis e Gabrielli per attaccare il capo di gabinetto Cava: «Come Richelieu nel palazzo dei veleni».

 

A scrivere sono il vicesegretario Pier Giorgio Giorgi e i segretari di circolo centro Roberto Giobbi e sud Claudio Benigni. Esprimono il loro sostegno alla posizione assunta dal segretario dell’Unione comunale Edward Rino Alfonsi e dal gruppo consiliare riguardo la vicenda che vede coinvolti il sindaco Pasqualino Piunti, il suo segretario Luigi Cava e il dirigente comunale Roberto De Berardinis.

 

«Non  c’è tregua nel “Palazzo dei Veleni”! Ė di questi giorni la lettera con la quale il dirigente Roberto De Berardinis, già vice segretario comunale, svela i retroscena della congiura di palazzo che ha portato alla destituzione dalla carica di Presidente del Consiglio comunale di Bruno Gabrielli, il quale fin dall’inizio del suo mandato con il suo dinamismo e la sua rete aveva messo in ombra  il già insignificante ed impalpabile primo cittadino Pasqualino Piunti.

 

Sono due gli elementi che ci colpiscono dello scritto e del racconto che ne fa lo stesso Gabrielli: il “metodo” instaurato da questa giunta di centrodestra e soprattutto  il ruolo di “Richelieu” che Luigi Cava, il vero sindaco di S. Benedetto del Tronto, è riuscito a ritagliare per sé fin dall’inizio.

 

I bene informati sostengono che furono di Cava sia l’idea di svuotare Forza Italia, facendo dimettere il coordinatore provinciale Andrea Assenti, sia quella di costituire la lista civica “SiAmo San Benedetto.

 

Sempre a Luigi Cava vengono attribuite tutte “le genialate” proposte in Comune: “Bridge” ovvero il metodo per impedire ai cittadini di parlare con gli amministratori, l’impenetrabilità della segreteria del sindaco con lo spegnimento delle luci affinché non si sappia se il primo cittadino sia presente o meno nella sua stanza, tutte le riorganizzazioni interne, le nomine e i vari provvedimenti.

 

Insomma, pare che al Comune non si muova foglia che Cava non voglia. Cacciato da assessore allo sport da Martinelli, sembra essere riapparso con un ruolo da sindaco senza essere stato eletto.

 

Ora, dalla lettera in questione siamo venuti a conoscenza delle pressioni esercitate su De Berardinis per modificare la delibera per la revoca di Gabrielli. Il dirigente si è spinto perfino a giurare sul suo onore allo scopo di garantire l’autenticità delle sue affermazioni.

 

Sui giornali, i sindaci Piunti e Cava ovviamente si affrettano a smentire l’accaduto negando addirittura che De Berardinis sia entrato nei rispettivi uffici. In attesa che anche l’attuale  Presidente del Consiglio comunale smentisca la ricostruzione, facciamo poche, ma chiare considerazioni.

 

Il Palazzo dei Veleni velocemente si è trasformato anche nel luogo della paura. Sì della paura!

 

Da giugno del 2016, ossia da quando in Viale De Gasperi 124 si è insediata la compagine di dilettanti allo sbaraglio del centro destra, non si contano i provvedimenti disciplinari, le sospensioni e i tentativi di licenziamento. Si è provato in tutti i modi insomma, ad intimorire il personale instaurando un clima di paura, di terrore.

 

Questo atteggiamento, non solo è tipico della destra più becera, ma soprattutto  è la risposta di chi, non potendo esibire autorevolezza, cerca di surrogare con l’autoritarismo.

 

Fanno riflettere inoltre, i recenti sviluppi della crisi interna alla maggioranza di centrodestra. Una crisi a detta di tutti insanabile con la probabile presa di coscienza da parte dei vertici di Viale De Gasperi dell’ineluttabilità della fine dell’attuale esperienza amministrativa, sia per i mal di pancia di alcuni consiglieri, sia per le rivendicazioni di Gianni Balloni che chiedeva per il suo partito la Presidenza dell’assise comunale.

 

E qui arriva il colpo di teatro, con l’inaspettato passaggio prima di Andrea Assenti e poi di quasi tutto il gruppo di SiAmo San Benedetto nelle fila di Fratelli d’Italia. Una beffa per Balloni che sotto sotto sperava nella nomina. Un colpo gobbo: una genialata del nostro Richelieu?

 

Che sia in atto un vero e proprio “abbandono della nave” ce lo lascia supporre la ventilata nomina di Luigi Cava a presidente della PicenAmbiente, un modo per abbandonare e allo stesso tempo garantirsi altri tre anni di stipendio, andando oltre il mandato del suo stesso datore di lavoro.

 

Noi siamo convinti di una cosa, che gli inganni durano poco. Ci impressiona però il compito che verrà lasciato a chi subentrerà a questa “allegra compagnia di spensierati”».

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