SAN BENEDETTO DEL TRONTO – «Se non fosse ridicolo e grottesco mi farei una risata e direi che non sta succedendo a me, ottantenne sì, ma non stupida, né rimbambita, né, soprattutto, strumentalizzabile». Una risposta senza peli sulla lingua al gruppo Sanità del Pd. Risponde Maria Palma, l’ottantenne che ha sofferto per dieci ore di attesa al Pronto soccorso di San Benedetto del Tronto. Ed è stata tirata in ballo da Roberto Giobbi e Mario Neroni del Pd (LEGGI QUI).

 

Afferma la donna: «Innanzitutto ribadisco ciò che già nella lettera “incriminata” ho scritto: “SENZA NEMMENO LA POSSIBILITA’ DI PROTESTARE PERCHE’ IL PERSONALE SOTTO ORGANICO DI BRUTTO, STAVA LAVORANDO A TUTTO REGIME CON NUMEROSISSIMI CODICI ROSSI. UN ENCOMIO A LORO!”.

 

Per cui nessun attacco al personale che, anzi, per le condizioni in cui è costretto a lavorare, con turni massacranti compie veri salti mortali».

 

Fuori dal mondo? «Tolta di mezzo questa accusa  – puntualizza Maria Palma – pretestuosa e strumentale, andiamo avanti. Non vi fa certamente onore affermare che un’ottantenne deve essere per forza “fuori dal mondo” e non conoscere la realtà che la circonda».

 

Siamo ancora in democrazia? «Tutto questo attacco – insiste la donna – mi lascia veramente basita. Siamo ancora in democrazia o in una dittatura? Che io sia informata ed abbia un linguaggio appropriato è una mia connotazione precisa (chi mi conosce lo sa). Spirito libero, perciò senza appartenenze partitiche, sono sempre stata impegnata nella polis, operando nel sociale in vari settori».

 

Maria Palma si presenta. «Educatore scout per 25 anni, impegnata con i malati di mente e un centro d’ascolto per anziani, per sei anni, impegnata come volontaria nel carcere per altri sei anni, senza mai percepire nessun emolumento. Ho fatto della mia vita un dono».

 

Apartitica. «Sentire perciò questo carico d’immondizia, che m’è stato rovesciato addosso non può che farmi riflettere sulla meschinità di certe affermazioni e rendermi fiera di non appartenere a nessuna corrente partitica».

 

Non subire in silenzio. «Credo, a questo punto, di voler”spiegare” il perché della mia lettera: ho voluto dimostrare a tutti che se, invece di subire in silenzio umiliazioni e disservizi, ognuno facesse sentire la propria voce, forse i politici, di qualsiasi colore, sarebbero costretti a fare quello che è necessario per la popolazione tutta, soprattutto la più povera e indifesa. Se una sola lettera di un’ottantenne “rimbambita” ha scatenato tutto questo putiferio!».

 

La lezione finale. «Un’ultima notazione: se io ho offeso Ceriscioli, voi che avete fatto nei miei confronti?».

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