SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Rosaria Falco non usa mezzi termini. Rispetto alla proposta di realizzare tre ospedali, come dichiarato dal consigliere regionale Fabio Urbinati, punta il dito innanzi tutto sulla diatriba dei posti letto. «Se circa 503 posti letto saranno riservati al nuovo ospedale di Pagliare, altri alle tre strutture convenzionate, quanti posti rimangono ai due ospedali di base? Ieri il presidente Ceriscioli, non ha sciolto il dilemma, anzi ha confuso ancor più le idee asserendo dogmatico che a settembre il piano sanitario, non il 17 settembre ma il 24, svelerà gli arcani.

 

 

Come realizzare un pronto soccorso in più, si chiede poi la Falco, se mancano supporti come emodinamica e cardiologia? Io tutta questa fiducia non ce l’ho nel consigliere Urbinati: nel piano sanitario 2013-14 la neurochirurgia era stata una promessa di Urbinati, mai rispettata, solo per fare un esempio».

 

 

«Ci deve dire – attacca la Falco – quali sono i fondi, il personale, i posti letto disponibili (70, meno di Amandola?): vogliono fare un ospedale talmente piccolo che risulti antieconomico? O magari vista l’assenza di interventi post sisma farlo chiudere tra qualche anno perché non sicuro e messo a norma?

 

 

Noi del Comitato Salviamo il Madonna del Soccorso chiediamo come previsto dalla legge un ospedale di base e uno di primo livello, da collocare dove c’è afflusso maggiore (come quello turistico in estate): non vogliamo l’ospedale sotto casa, ma così ci sono distanze di 30 km rispetto a alcuni centri rivieraschi. Inoltre non dimentichiamo che abbiamo un bacino di utenza che si estende fino a Alba Adriatica e Colonnella, in vista di un d’accordo di confine: alcun confine politico è previsto dal Balduzzi.

 

 

Ceriscioli non può decidere che la struttura vada spostata con il suo scranno, noi avevamo proposto la zona di Centobuchi di Monteprandone, che presenta lo stesso rischio idrogeologico, ma non i problemi di allagamento nell’uscita dell’autostrada, come dichiarato recentemente dal meteorologo Massimiliano Fazzini.

 

 

Urbinati non mi spiega perché le potes, ambulanze mobili, già dal 2014 finanziate per Riccione ad esempio con fondi dell’Asur, qui in Area vasta 5 a Cupra e Grottammare sono senza infermiere professionista, e vengono finanziate dalle ASL: contano di meno i nostri turisti e cittadini? Dalla neurochirurgia mai attuata, alle dichiarazioni pubbliche evasive, fino ai piani sanitari mai rispettati: l’impressione è che manchi il coordinamento interno al Pd regionale, questo traccheggiamento è troppo comodo, manca di coerenza è pura utopia.

 

 

Inoltre l’implosione l’attendiamo ma non quella del Comitato, mai detto che c’è un solo uomo al comando, c’è adesione libera. Strumentalizzazione politica, quella la fanno loro, noi siamo trasversali: la nostra è una formazione spontanea. Si dovrebbero vergognare se un comitato deve difendere i diritti dei cittadini, per fini politici, partitici e di business (il progetto è pronto) continuano a prendere per i fondelli i cittadini e noi li smascheriamo quando le sparano grosse, in barba alla legge e alle normative: il comitato si è formato a posta. Fanno a chi la spara più grossa.

 

 

Baiocchi – conclude la Falco – ha tutto il diritto di recriminare con Castelli, non va certo a dirgli bravo: anche se si vuole strumentalizzare la partecipazione a destra, sappiano che se a sinistra ci invitano a parlare in un confronto noi ci andiamo, perché il fine è l’ospedale».

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