SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Il Pm ha chiesto l’archiviazione dell’inchiesta sul caso di Maria Teresa Antonini, la donna morta all’Ospedale Madonna del Soccorso. E i figli fanno opposizione al Gip.

 

Racconta il figlio Andrea Panchi: «Nostra madre, Maria Teresa Antonini, è mancata il 12 gennaio 2018 presso l’Ospedale di San Benedetto del Tronto a seguito di una rovinosa caduta dalla barella avvenuta il 10 gennaio presso la sala “codice giallo” del Pronto soccorso, dove era ricoverata per accertamenti».

 

Continua Panichi: «Dopo circa un anno anche il Pm ha rilevato che le lesioni riportate, a causa della caduta dalla barella, hanno avuto un ruolo essenziale nel determinare un quadro clinico
che è precipitato verso il decesso.

 

Il Pm ha accertato, in relazione all’accaduto, l’identità di un medico, di un infermiere e di un operatore ed ha ritenuto difficile indicare, chi tra loro, non ha applicato tutte le norme “basilari” necessarie per garantire la sicurezza dei pazienti all’interno della struttura ospedaliera.

 

Il Pm ha inoltre aggiunto che nostra madre, “apparentemente, non richiedeva una particolare sorveglianza”.

 

Ma la cartella clinica, da noi controllata, documenta che la paziente aveva 89 anni, era disorientata, soffriva di demenza senile e risultava affetta da vasculopatia cerebrale cronica: francamente alla luce delle sue reali condizioni di salute era richiesto un monitoraggio proporzionato (senza il quale, i pazienti anziani di San Benedetto sarebbero a rischio come nostra madre).

 

Inoltre l’Asur stessa, a seguito delle condizioni di nostra madre, ci aveva assegnato un sollevatore di persone, che utilizzavamo presso la nostra abitazione per posizionarla dal letto (con sponde di sicurezza) alla sedia a rotelle e viceversa, dato che non era in grado di camminare né tanto meno di alzarsi da un letto e stare in piedi autonomamente, né amava allenarsi con il deltapolano. Qualche norma di sicurezza “basilare” non è stata applicata.

 

Tuttavia, riteniamo che, il medico, l’infermiere e l’operatore rispondono insieme dell’incolumità dei pazienti, ciascuno per le proprie mansioni: altrimenti tutti noi correremmo rischi maggiori, proprio nel luogo in cui dovremmo essere curati».

 

I figli della defunta non ci stanno. «Alla luce di quanto esposto – insiste Panichi –  abbiamo ritenuto doveroso opporci alla richiesta di archiviazione del procedimento, tramite gli avvocati Giulio Rufo Clerici e Alberto Tanzi, rilevando che non si discute di un “semplice” errore medico, ma della mancanza delle cautele più elementari per prevenire cadute mortali».

 

Conclude Panichi: «Abbiamo fiducia che il Gip valuterà opportunamente le nostre richieste e che finalmente conosceremo i responsabili della scomparsa di nostra madre».

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