SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Scoppia la guerra dei dehors. I commercianti raccolgono firme tra i clienti contro il nuovo regolamento per l’occupazione del suolo pubblico, che passerà sul tavolo della commissione consiliare giovedì 20 dicembre e successivamente sarà approvato nel consesso civico. A tirare le fila della contestazione è Confesercenti che proprio oggi ha protocollato le osservazioni alla bozza del regolamento.

 

«Alla luce di quello che si sta prospettando riguardo al nuovo regolamento di occupazione suolo pubblico, la Confesercenti sente il dovere di farsi portavoce di una preoccupazione degli imprenditori del centro e non», scrive in una nota Confesercenti.

 

«Le direttive e i parametri riduttivi che stanno emergendo, riteniamo siano espressione politica di una maggioranza che, trincerandosi dietro all’alibi della sovraintendenza, cerca di far ingoiare regole e restrizioni che in realtà sono frutto della propria volontà. Motivo per cui abbiamo ritenuto opportuno di coinvolgere i gestori e i cittadini, mediante una raccolta firme ad oltranza, in cui saranno informati, in maniera molto dettagliata, dei rischi cui un’approvazione di questo regolamento arrecherebbe alla città.

 

Un danno irreparabile con conseguenze disastrose: chiusure dei locali stessi, licenziamento di personale e quella desertificazione di un centro città che negli ultimi anni si era fortemente rivitalizzato. Quello che colpisce infine, è la riluttanza a non voler trovare un punto d’incontro, con il conseguente risultato di dover accettare un diktat che esclude totalmente le reali esigenze di un’intera categoria che da anni sta vivendo una crisi economica soffocante, favorendo realtà fuori dal nostro territorio e sminuendo chi voglia investire con passione e capacità.

 

Nella giornata di oggi la Confesercenti ha protocollato ulteriori proposte di modifica del regolamento.

 

«Nonostante le indiscrezioni che provengono da viale De Gasperi – continua Confesercenti – non siano positive, siamo oggi, in prossimità della commissione consiliare di giovedì, ancora costretti a confidare che alla fine davvero l’amministrazione comunale receda dalla sua linea e proceda nel presentare un regolamento che si attenga alle prescrizioni della sovrintendenza, senza penalizzare ulteriormente tutta la categoria dei pubblici esercizi.

 

È partita ieri una raccolta firme a sostegno delle proposte di modifica presentate da Fiepet alla bozza, che sta coinvolgendo non solo le attività interessate, ma anche i clienti e tutte le altre realtà produttive cittadine, che come noi esprimono preoccupazione e contrarietà nei confronti di quanto si sta ciecamente portando avanti.

 

I commercianti tutti e la cittadinanza stanno reagendo con interesse e compatti e, questa cosa, ovviamente, non può che riempirci di orgoglio.
Tanti sono stati i moduli già riempiti e tante le richieste di averne ulteriori, segno che la questione è cruciale e non può essere derubricata a semplice presa di posizione.

 

Nella mattinata di oggi abbiamo provveduto a protocollare le nostre richieste, frutto della mediazione delle istanze dei nostri associati e della Sovrintendenza, ma invitiamo tutta la categoria e non sono a partecipare domani alle ore 18 in sala giunta alla commissione consiliare, che sembra essere l’ultimo appuntamento utile prima della definitiva approvazione del regolamento.

 

Perché l’auspicio è quello di dar vita ad un provvedimento condiviso: siamo i primi a chiedere un regolamento così da permettere ai pubblici esercizi di poter programmare investimenti e lavoro. Abbiamo ceduto su tutti i punti richiesti dalla Sovrintendenza, abbiamo accettato ulteriori restrizioni in nome di sicurezza e fruibilità ma non possiamo tollerare che nascondendosi dietro queste si proceda a smantellare tutto l’esistente, stravolgendo e non semplicemente adeguando il regolamento oggi vigente.

 

Rischiamo di vedere indebolito il tessuto occupazionale cittadino, di bruciare migliaia di euro di investimenti, di depauperare nel suo complesso la città di San Benedetto. E tutto ciò è impensabile».

 

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