SAN BENEDETTO DEL TRONTO – C’era da aspettarsi una reazione dall’opposizione consiliare. Il caso del dirigente De Berardinis, sospeso e in attesa di giudizio, oberato da un secondo procedimento disciplinare, induce Falco, Curzi, De Vecchis, Sanguigni, Mandrelli e Capriotti a gridare allo scandalo e chiedere il ritiro degli atti disciplinari.

 

I consiglieri rammentano tutta la vicenda connessa alla redazione e approvazione della delibera c.c. 61/2018, con cui veniva riconosciuta alla PicenAmbiente la natura di società a controllo pubblico. Impugnando quella delibera, la partecipata fece ricorso al Tar contro il Comune. Il 6 febbraio la prima udienza, in cui i ricorrenti hanno deciso di annullare la richiesta di sospensiva della delibera, e i giudici di rinviare tutto all’8 maggio.

 

A seguito di quell’udienza, la consigliera Falco veniva a conoscenza degli atti, e li divulgava nella chat del consiglio comunale. Questa, l’accusa del secondo procedimento nei confronti di De Berardinis: non avrebbe dovuto consegnare gli atti a Rosaria Falco.

 

Ma appunto, sostengono i consiglieri: «I procedimenti disciplinari intentati nei confronti dell’Avv. De Berardinis, dirigente comunale con delega alle partecipate (tra cui PicenAmbiente) notificati il 13 marzo, e l’8 aprile, sono stati aperti a seguito di due segnalazioni connesse e provenienti dalla medesima persona (che appare essere un consigliere comunale di maggioranza), il medesimo che ha presentato accesso agli atti nei confronti dell’Avv. De Berardinis perché considerava non accettabile che consiglieri di opposizione fossero in possesso della relazione all’udienza dinanzi al Tar poi trasmessa a tutti i membri del Consiglio comunale.

 

I due procedimenti disciplinari sembrano essere strettamente connessi con il ruolo avuto dal dirigente nella preparazione e successiva approvazione della delibera consiliare che prendeva atto della natura di società controllata della Picenambiente SpA.

 

Il secondo provvedimento disciplinare riguarda la legittimità del comportamento del De Berardinis nel trasmettere atti che si definiscono, strumentalmente, come riservati. Il problema?

 

Il Presidente di PicenAmbiente appare in evidente conflitto di interessi mantenendo il suo ruolo nella società partecipata e quello di dirigente comunale. Risulta inoltre presiedere proprio quella commissione disciplinare che ha messo sotto accusa il dirigente De Berardinis firmandone il procedimento di licenziamento in tronco e dichiarandosi poi in “conflitto” nel secondo provvedimento disciplinare. Questo nuovo procedimento disciplinare, nel quale la stessa si è dichiarata in conflitto di interessi, sindaca sulla legittimità del comportamento del De Berardinis nel trasmettere atti che si definiscono strumentalmente come riservati. Sarebbe a dire che la relazione all’udienza del 6 febbraio dinanzi al Tar, inviata al dirigente dall’avv. Lucchetti, non sarebbe conoscibile addirittura dai consiglieri comunali che hanno votato la delibera c.c. n. 61/2018, quella impugnata appunto dalla PicenAmbiente con ricorso al Tar e trasmessa dal dirigente alla consigliera Falco.

 

Questa contestazione é palesemente contraria ad ogni statuizione delle leggi che regolano il diritto di accesso dei consiglieri, che è pieno ed omnicomprensivo e non incontra alcun limite se non la protezione di dati attinenti la vita sessuale e la salute delle persone. Oltretutto le informazioni acquisite sono state trasmesse a chi, come la consigliera Falco, doveva avere pieno interesse e diritto a conoscere la verità dei fatti, mistificata dalle dichiarazioni pubbliche dell’ad di Picenambiente, che aveva definito la delibera consiliare sul controllo pubblico sulla stessa società nulla ed invalida in base alle risultanze dell’udienza del 6 febbraio, relazionata poi dall’avv. Lucchetti al dirigente.

 

In conclusione. I consiglieri di opposizione, decidendo di mettere a conoscenza della situazione i colleghi di maggioranza, non hanno in alcun modo leso i diritti di difesa dell’ente comunale, difendendo anzi il valore della delibera e il ruolo dell’intero consiglio comunale, oltre agli interessi della società partecipata-controllata, sulla quale il Comune ha il diritto-dovere imposto dalla legge Madia, di esercitare il controllo a tutela dell’interesse pubblico. Ogni consigliere, di maggioranza o di opposizione, aveva ed ha il diritto e dovere di informarsi dell’esito dell’udienza, nell’esercizio del diritto di accesso e senza formalità, e certamente è dovere di ogni dirigente rendere il più spedita possibile l’acquisizione dei documenti richiesti, compresi gli atti giudiziari: trattasi di un diritto soggettivo pubblico funzionalizzato, finalizzato al controllo politico-amministrativo sull’Ente nell’interesse della collettività. Tale diritto in ogni caso non incontra alcuna limitazione derivante dalla eventuale natura riservata dei documenti, fermo il dovere dei consiglieri di non perseguire interessi personali.

 

L’abnormità ed infondatezza dei procedimenti suddetti è aggravata dal fatto che, se come affermato da più parti la segnalazione dei presunti illeciti fosse partita da un componente della maggioranza, e quindi dagli uffici del Sindaco (sul quale comunque grava una responsabilità oggettiva e piena), questo costituirebbe uno scandalo politico-amministrativo senza precedenti e senza altra motivazione se non i rilevanti interessi economici sottesi alla natura giuridica della società partecipata. All’interno del Comune i dipendenti ed i dirigenti onesti sono sempre più terrorizzati dal clima di minacce e di intimidazione, in quanto è chiaro che esso è teso a far si che i consiglieri non possano più esercitare la loro fondamentale funzione di controllo sull’attività amministrativa e politica, divenendo sempre più difficoltoso accedere ad atti e documenti a tal fine necessari. Questa situazione di arbitrio e di prevaricazione, man mano sempre più evidenti, non possono sfuggire ai nostri Amministratori, in primis al Sindaco, che ha il dovere di porre fine immediatamente a tale stato di cose intollerabile, antidemocratico ed illegale.

 

Chiediamo quindi che i procedimenti disciplinari intentati in modo tanto spregiudicato e temerario, in spregio ad ogni norma di legge ma anche al buonsenso, vengano immediatamente annullati, con la reintegrazione del dirigente nel suo posto di lavoro e con il risarcimento di tutti i danni dallo stesso ingiustamente patiti, ricordando anche che lo stesso De Berardinis sarebbe costretto a tutelarsi da qualunque provvedimento pregiudizievole in sede giudiziaria, con prevedibili ulteriori danni ingentissimi a carico dell’ente e quindi, come al solito, a spese dei cittadini.

 

E chiediamo ancora una volta l’applicazione della legge e delle delibere, la rimozione di ogni incompatibilità, il ripristino di un clima di lavoro collaborativo e sereno all’interno degli uffici comunali, da tempo travagliati da contrasti e ritorsioni che mai ci saremmo aspettati di riscontrare, chiediamo insomma che chi governa questa città agisca finalmente per il bene comune. Diversamente, tale situazione non potrà che degenerare in uno scandalo senza precedenti e con conseguenze disastrose. Mentre la città meriterebbe tutto l’impegno e le risorse disponibili i nostri amministratori si dilettano a far fuori gli scomodi onesti a spese dei cittadini?»

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