GROTTAMMARE – Addio a Tilde Rosati, attrice dialettale molto nota e amata a Grottammare anche come commerciante di pesce. Tilde viene ricordata con commozione ed affetto dalla nipote Maria Teresa Rosati nella pagina Facebook “Grottammare e chi la Ama”.

 

«Zia come sei piccola, come eri piccola ieri sera – commenta la nipote Maria Teresa – nel letto di ospedale, ti ho vista così piccola, inerme, sofferente. Sì sofferente tanto che mi sono rivolta a LUI chiedendogli di finire questa sofferenza. La sofferenza che pian piano ti ha distrutta, ha distrutto te che eri sempre la prima nel fare, nell’organizzare, nell’andare. Chi non ti ha conosciuto, chi? Ti sei sempre buttata a capofitto in tutto ciò che era allegria, carnevali, commedie, barzellette, filastrocche, recitazioni, sì ti piaceva tanto fare l’attrice con il tanto compianto compagno di scena Biccherù. E il presepe vivente? freddo, molto freddo e tu già in su con gli anni: lì stavi lì al tuo posto a fare la figurante con lo scaldino e la borsa dell’acqua calda. Ma lì stavi. E dopo le feste la bronchitella era consueta, ma niente, niente e nessuno ti scollava dal tuo posto; quando hai capito che era ora di lasciare, lo hai fatto ma con sofferenza. Capivi che a poco a poco il sipario si stava chiudendo ma a denti stretti e con allegria andavi avanti.

 

Zia, grazie zia, grazie per avermi/ci fatto sempre sentire il Natale come  la grande festa della famiglia. Sì perché tutti venivamo da te nella casa vecchia, una delle poche case che ancora avevano il bagno sulle scale. Quanti eravamo e quanto eravamo felici tutti insieme: 10, 20, 30 persone, la casa piccola, le sedie poche, un tavolo rotondo e tutti vicini vicini stavamo lì accalcati a giocare a tombola. I piccoli che dormivano nella camera accanto sotto una montagna di cappotti e noi ragazzetti e voi grandi giocavamo fino a tardi, che bello zia, potessimo tornare indietro. Con noi c’erano anche le tue amiche di sempre Norise, Naide, Adriana, Liliana, Giuliana, Isolina, Lidia e ogni tanto qualche new-entry, tutti tutti venivano da te e tu li accoglievi donando quel poco che avevi. Il fristingo ad esempio, dolce di Natale dicevi che era la tua specialità, ne facevi a decine e pezzetto pezzetto lo distribuivi a destra e manca, se qualcuno si permetteva di trovare qualche difetto ti arrabbiavi molto perché a prescindere il fristingo di Tilde era la fine del mondo. Zia ora te lo dico, di solito era buonissimo ma a volte “nse gnotteva”.

 

L’albero di Natale lo facevi già a novembre lo stracaricavi di luci perché ti facevano allegria. Il colore, la luce, il chiasso, la gente, tutto questo ti piaceva, tutto ciò che era VITA. Mi hanno imposto il tuo stesso nome e quando stavamo con qualcuno mi presentavi così:  «Questa è mia nipote, si chiama come me e come me porta li “cujo”»,  sì perché sei stata una donna che con la vita ha dovuto lottare, a causa di un matrimonio ostinatamente voluto ti sei ritrovata a lottare da sola per sbarcare il lunario e portare a casa da mangiare per le tre figlie che il Signore ha voluto donarti, ma il lavoro non ti ha mai fatto paura. Ti sei sempre adattata a lavori anche i più umili.

 

Quello che ti ha fatto conoscere a tanti è stato quello di pescivendola. Riuscivi a vendere pesce fresco ma anche quello che fresco lo era stato, con due chiacchiere due barzellette tre risate ecco che l’acquirente si ritrovava in borsa il pesce ancor prima di aver deciso di acquistarlo. E i forestieri? Arrivati a Grottammare ti venivano a cercare per salutarti e tu subito pronta raccontavi avvenimenti che erano accaduti nel nostro paese trasformando il tutto in barzelletta. Ovviamente con ricami e ricami e loro a bocca aperta lì ad ascoltarti e a ridere a crepapelle. Le gite che organizzavi erano mitiche. Ti sedevi al posto vicino l’autista, prendevi in mano il microfono e via! giù a barzellette, aneddoti, cose inventate al momento e tutti a ridere, si arrivava a destinazione senza essersi accorti del viaggio fatto tanto eri spassosa e mattatrice.

 

Nella tua vita ci sono stati anche dolori forti, strazianti. Uno di questi la perdita della nostra amata Vale. Hai sofferto molto ma come sempre ti sei rimboccata le maniche cercando di sorreggere e confortare Vanda. Non avevi certo un caratterino tutto latte e miele né sempre docile, ma avevi il tuo bel caratterino pungente, a volte anche un po’ pesante ma chi di noi è senza peccato scagli la prima pietra. Quindi ciascuno ha il suo bel carattere, bello o brutto che sia. Zia ora ti penso così, tranquilla, serena, che stai aggiustandoti i capelli, messo gli orecchini e ripassato il rossetto (non mancava mai nella tua borsa).

 

Stai facendo un bel viaggio (ti piaceva viaggiare) un viaggio che ti porterà a rivedere coloro che da qualche tempo non vedevi più. Zia, ora come allora puoi organizzare carnevali, giocare a tomboletta, a sette e mezzo, a mazzetti e cosa a te molto gradita. Mettere su col caro Biccherù una bella commedia nel nostro amato dialetto. Sì il nostro dialetto grottammarese, perché tu cara zia hai rappresentato e sempre rappresenterai Grottammare, il paese che ti ha dato i natali che hai amato con tutto il cuore. Questo è il motivo per cui ho voluto salutarti, qui sulla pagina di GROTTAMMARE E CHI LA AMA, un posto qui ti spetta di diritto. Mi spiace lasciarti. Tu ora vedi, ora sai. Se puoi aiutaci, stacci vicino. Buon viaggio zia, ciao»

 

Tanti post di condoglianze da parte di amici, conoscenti, turisti e dell’ex sindaco Massimo Rossi nella pagina Facebook “Grottammare e chi la Ama”.

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